Beach boys a Watamu: la nostra esperienza con Bambolo e Mattia

All’inizio, lo ammetto, non volevo dargli corda

Prima di partire avevo letto parecchio anche sui beach boys di Watamu e sapevo che, lungo la spiaggia, avremmo incontrato persone che avrebbero cercato di proporci escursioni, passeggiate o piccoli acquisti.

Così, quando abbiamo conosciuto Bambolo e Mattia davanti al Bravo Watamu Beach, il nostro primo atteggiamento è stato piuttosto diffidente.

Loro, devo dirlo, non erano esattamente discreti.

Anche quando inizialmente facevamo capire di non essere interessati continuavano a seguirci, a parlarci e a cercare di coinvolgerci.

E io cercavo ostinatamente di non dargli troppa confidenza.

Poi Bambolo ha cominciato a farmi ridere

Il problema era che Bambolo riusciva a farmi ridere anche quando io cercavo seriamente di mantenere le distanze.

Camminavamo sulla sabbia e indicava quelle piccole montagnette che si vedono vicino alle tane dei granchi.

Poi, con tutta la serietà del mondo:

“Sai cos’è questa? Cacca di granchio. Mangia sabbia, caca sabbia.”

E io niente. Cercavo di non ridere.

Ovviamente ridevo.

È probabilmente da lì che abbiamo cominciato, poco alla volta, ad abbassare le difese.

Piano piano abbiamo iniziato ad ascoltarli

Mentre camminavamo, Bambolo e Mattia cominciavano a indicarci quello che compariva con la bassa marea.

All’inizio erano soprattutto le stelle marine.

Noi probabilmente avremmo visto semplicemente “una stella marina”. Loro, invece, iniziavano a mostrarcene di completamente diverse.

Più camminavamo, più ci facevano notare cose che da soli probabilmente avremmo ignorato.

Ostriche, piccoli animali nascosti tra le rocce e tutto ciò che, con l’acqua ritirata, diventava visibile lungo la barriera.

Senza di loro avremmo visto molto meno

Alla fine abbiamo accettato di farci accompagnare durante una delle passeggiate con la bassa marea.

Ed è stato in quel momento che ho capito una cosa molto semplice: da soli avremmo sicuramente camminato sulla stessa barriera, ma non avremmo visto metà delle cose che avevamo davanti agli occhi.

Loro sapevano dove guardare, cosa cercare e quali punti raggiungere.

Durante la passeggiata abbiamo visto stelle marine di forme e colori diversi, pesci palla, ricci dalle striature rosse, pesci pagliaccio, ostriche e tanti piccoli dettagli del fondale che avremmo facilmente superato senza accorgercene.

Una cosa da mettere in valigia: le scarpe da scoglio

Se avete intenzione di camminare sulla barriera durante la bassa marea, io porterei assolutamente delle scarpe da scoglio.

Il fondo cambia continuamente e si passa dalla sabbia a zone con coralli, rocce e conchiglie. Per noi sono state molto utili.

Quando smetti di vedere soltanto “i beach boys”

Con il passare dei giorni abbiamo cominciato anche a parlare.

Bambolo e Mattia ci raccontavano qualcosa della loro vita, del lavoro sulla spiaggia e delle difficoltà quotidiane.

Naturalmente ero consapevole che alcuni racconti servissero anche a creare un rapporto con noi e, inevitabilmente, a spiegare perché per loro fosse importante riuscire a guadagnare qualcosa dai turisti.

Ma, andando avanti nei giorni, la sensazione iniziale di avere semplicemente qualcuno che cercava di venderci qualcosa è cambiata.

Abbiamo iniziato a conoscerli come persone, non soltanto come qualcuno che ci aspettava sulla spiaggia.

Alla fine siamo rimasti solo noi e Bambolo

L’ultimo giorno abbiamo fatto un’altra lunga passeggiata, questa volta soltanto con Bambolo.

Ormai non era più la persona che cercavo di evitare sulla spiaggia qualche giorno prima.

Durante il percorso ci ha raccontato molte altre cose della zona, delle diverse comunità che vivono intorno a Watamu e delle tradizioni locali.

Ci ha mostrato ancora angoli e particolari che da soli probabilmente non avremmo notato e abbiamo fatto fotografie insieme.

Ci ha raccontato anche delle nove tribù che, secondo la sua spiegazione, fanno parte della realtà locale di Watamu.

Alla fine della passeggiata abbiamo deciso di lasciargli qualcosa.

Non perché se lo aspettava in cambio di quello che ci aveva raccontato, ma perché dopo quei giorni ci faceva piacere farlo.

Prima di salutarci ci ha detto:

“Domani vi aspetto all’ingresso dell’hotel quando tornate da Marafa.”

Sinceramente non sapevo neppure se lo avremmo davvero trovato lì.

E invece Bambolo ci stava aspettando

Il giorno dopo siamo rientrati dalla nostra giornata a Malindi, Robinson Island e Marafa.

Arriviamo davanti al villaggio.

Bambolo era lì.

Ci aveva aspettati davvero.

E aveva portato un piccolo pensiero per ciascuno di noi.

Non era il valore dell’oggetto. Era il gesto.

Dopo essere partita cercando in tutti i modi di non dargli corda, mi sono ritrovata davanti a lui con un regalo in mano e con una voglia incredibile di piangere.

È probabilmente questo il ricordo che mi è rimasto più di tutto.

Non l’insistenza dei primi giorni, che c’era stata e che non voglio cancellare dal racconto.

Ma il fatto che, dietro quella prima impressione, alla fine avevamo conosciuto una persona che aveva deciso di salutarci con una gentilezza che non ci aspettavamo.

Quindi, come comportarsi con i beach boys a Watamu?

Dopo la nostra esperienza non direi né “evitateli” né “fidatevi di chiunque incontriate sulla spiaggia”.

Il primo approccio con Bambolo e Mattia è stato insistente e, soprattutto all’inizio, ci aveva infastiditi. È giusto dirlo.

Allo stesso tempo, però, se ci fossimo fermati soltanto a quella prima impressione avremmo perso una parte molto bella della nostra esperienza a Watamu.

Con loro abbiamo scoperto cose della barriera che da soli non avremmo visto, ascoltato racconti sul luogo in cui ci trovavamo e, soprattutto, conosciuto persone che alla fine sono entrate nei ricordi della nostra vacanza.

Il consiglio che darei è molto semplice: mantenere sempre il proprio buon senso, decidere personalmente fino a dove si vuole arrivare e non sentirsi obbligati ad acquistare o accettare nulla.

Poi, qualche volta, può valere la pena concedere un po’ di tempo a chi hai davanti.

All’inizio cercavo di non dargli corda. Alla fine mi sono commossa quando è venuto a salutarci.