Kenya: il nostro viaggio tra Watamu e safari
Dieci giorni tra Watamu, safari, mare, incontri ed escursioni: il nostro Kenya vissuto insieme, in famiglia.
Alcune emozioni le avevamo già vissute in due. Questa volta volevamo viverle in tre.
Un viaggio che avevamo immaginato molto tempo prima
Il nostro primo safari lo avevamo vissuto io e mio marito, anni prima che nascesse nostro figlio.
È uno di quei viaggi che ci era rimasto dentro: l’attesa prima di ogni avvistamento, l’emozione di vedere gli animali nel loro ambiente e quella sensazione difficile da spiegare quando, finalmente, ti trovi davanti a qualcosa che fino a quel momento avevi visto soltanto nei documentari.
Negli anni quel ricordo condiviso è diventato anche un desiderio: tornare un giorno in safari tutti e tre.
Quel momento è arrivato nell’agosto del 2026. Nostro figlio aveva ormai vent’anni e siamo partiti per il Kenya.
Pensavo di sapere più o meno cosa aspettarmi. E invece il Kenya è riuscito a sorprenderci molto più di quanto immaginassi.
L’errore che ho fatto prima ancora di arrivare

Ero già stata in Sudafrica e credo che, senza rendermene conto, sia partita per il Kenya cercando qualcosa che gli assomigliasse.
Stesso continente, possibilità di fare un safari, alcuni animali in comune: nella mia testa avevo costruito un paragone che il viaggio ha smontato quasi immediatamente.
Kenya e Sudafrica non sono lo stesso viaggio.
Possono condividere alcuni elementi, ma cambiano i paesaggi, gli spostamenti, il modo di entrare in contatto con il territorio, le persone e persino il modo in cui abbiamo vissuto il safari.
Il Kenya mi ha ricordato una cosa apparentemente ovvia: parlare di “Africa” come se fosse una sola destinazione ha poco senso. Sarebbe come aspettarsi la stessa esperienza da Italia e Norvegia soltanto perché entrambe sono in Europa.
Quando ho smesso di cercare il Sudafrica nel Kenya, ho cominciato davvero a scoprire il Kenya.
Il nostro viaggio Kenya, in breve
Dieci giorni tra Watamu, safari, mare ed escursioni che avevamo già organizzato prima della partenza.
QUANDO
Agosto 2026
DURATA
10 giorni/8 notti
CON CHI
In famiglia
BASE
Watamu
DOVE ABBIAMO DORMITO
BASE: Bravo Watamu Beach
NOTTE IN SAFARI: Voi Wildlife Lodge
COME SIAMO ARRIVATI
Volo diretto Neos (Roma-Mombasa)
COME ABBIAMO VIAGGIATO
Pacchetto Alpitour + escursioni organizzate autonomamente
COSA ABBIAMO VISSUTO
Safari · mare · cultura
PRIMA DI PARTIRE
Kenya: documenti e informazioni utili
Prima di partire ci sono alcune informazioni pratiche che vale la pena controllare con attenzione. Queste sono quelle che abbiamo verificato per il nostro viaggio dell’agosto 2026, per documenti, ingresso e salute consiglio comunque di controllare sempre le fonti ufficiali prima della partenza.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Documenti per entrare in Kenya
Passaporto: Validità di almeno 6 mesi dalla data prevista di arrivo e almeno una pagina libera.
ETA: Deve essere approvata prima dell’inizio del viaggio. La richiesta si effettua sul portale ufficiale del Governo del Kenya.
Biglietto di ritorno/prosecuzione: Per fare l’ETA è necessario il biglietto di ritorno o la prova della prosecuzione del viaggio e comunque potrebbero richiederlo le autorità di immigrazione.
Informazioni pratiche
Valuta: Scellino keniota, KES/KSh.
Carte: Nei principali hotel e nelle strutture turistiche è generalmente possibile pagare con carte appartenenti ai principali circuiti internazionali, American Express, Diners Club e Traveller’s Cheque possono non essere accettati, quindi è meglio avere con sé una carta appartenente a un altro circuito internazionale.
Fuso Orario: Il Kenya è UTC/GMT +3 tutto l’anno, rispetto all’Italia sono +2 ore quando da noi vige l’ora solare e +1 ora durante l’ora legale.
Lingue: Inglese e kiswahili, sulla costa è diffuso anche l’italiano.
Corrente: 240 V / 50 Hz, prese tipo G, quelle britanniche a tre lamelle rettangolari. Dall’Italia serve quindi un adattatore.
Salute e vaccinazioni: cosa abbiamo fatto noi
Prima della partenza volevamo informarci bene anche sugli aspetti sanitari legati al nostro itinerario, che comprendeva sia la costa sia il safari.
Ci siamo quindi rivolti alla nostra ASL di competenza, dove abbiamo ricevuto le indicazioni relative alla destinazione e al tipo di viaggio che stavamo per affrontare, e abbiamo seguito le informazioni che ci sono state fornite.
Preferisco non entrare nel dettaglio delle singole vaccinazioni né dare indicazioni personali: non sono un medico e le valutazioni possono dipendere dall’itinerario, dalla situazione individuale e dalle regole in vigore al momento del viaggio.
Da Roma a Mombasa, poi verso Watamu
Siamo partiti da Roma con un volo diretto Neos per Mombasa.
La comodità del collegamento diretto è stata sicuramente uno dei punti positivi dell’organizzazione: niente scali e, dopo il volo, il trasferimento verso Watamu era già previsto.
Arrivati a Mombasa siamo saliti sul pullman che ci avrebbe portati a Watamu. Il trasferimento è durato circa tre ore e mezza e, in qualche modo, è stato il nostro primo vero incontro con il Kenya.
Guardando fuori dal finestrino abbiamo iniziato a vedere un Paese molto diverso dall’immagine costruita prima della partenza: strade, piccoli centri, persone che si spostavano, bambini lungo il percorso e scene di vita quotidiana che ci hanno accompagnato per tutto il tragitto.
Alcune immagini ci hanno colpito più di altre, soprattutto per la distanza rispetto alla nostra quotidianità. Non voglio trasformare quello che abbiamo visto dal finestrino di un pullman in un giudizio su un Paese intero, ma l’impatto è stato forte.
È stato il primo momento in cui ho capito che questo viaggio non sarebbe stato soltanto resort, spiagge e safari.

Watamu, tra mare e incontri inaspettati

Watamu è stata la nostra base per otto notti e, inevitabilmente, una parte del viaggio è passata anche attraverso ciò che succede sulla sua spiaggia.
Prima di partire avevo letto parecchio sui beach boys: racconti di approcci insistenti, proposte di escursioni, accompagnamenti e servizi offerti direttamente ai turisti sulla spiaggia. Anche in villaggio ci avevano invitati a essere prudenti.
E, almeno all’inizio, devo dire che quello che avevo letto non era così lontano dalla realtà.
Durante una delle nostre passeggiate abbiamo incontrato Bambolo e Mattia. Noi inizialmente non avevamo nessuna intenzione di fermarci né di acquistare qualcosa e abbiamo cercato più volte di non dare seguito alla conversazione.
Loro, però, non si sono arresi facilmente.
Ci hanno seguito per un bel tratto della passeggiata continuando a parlarci, raccontandoci della zona e cercando in tutti i modi di coinvolgerci. Non li definirei quindi discreti: l’approccio è stato decisamente insistente e, soprattutto nei primi minuti, non eravamo particolarmente contenti della situazione.
Poi, piano piano, qualcosa è cambiato.
Abbiamo iniziato ad ascoltare quello che ci raccontavano e abbiamo capito che conoscevano molto bene quel tratto di costa. Alla fine abbiamo deciso di continuare la passeggiata insieme a loro fino alla barriera corallina.
Ed è stata una scelta che non abbiamo rimpianto.
IL CUORE DEL VIAGGIO
Il nostro primo safari in tre
Il 16 agosto alle cinque del mattino ero già sveglia.
Alle sei avevamo appuntamento con Bancomat e io ero emozionata come una bambina.
Per me e mio marito il safari era un ritorno a un’esperienza che avevamo già vissuto insieme tanti anni prima. Per nostro figlio era la prima volta.
E forse era proprio questo che avevamo immaginato negli anni: non semplicemente tornare in safari, ma tornarci tutti e tre.
Alle sei arriva Bancomat.
In motorino.
Il mio primo pensiero?
“Safari in moto?”
Fortunatamente no. Poco dopo sarebbe arrivato Micol con la jeep e sarebbero iniziati due giorni tra leoni, elefanti, bufali, ghepardi e una notte nello Tsavo East.

Le escursioni che abbiamo organizzato fuori dal pacchetto
Prima della partenza avremmo voluto prenotare alcune escursioni direttamente tramite Alpitour, soprattutto il safari. Non riuscendo però a organizzare tutto come volevamo, ho scelto una strada diversa.
La migliore amica era stata in Kenya l’anno precedente e si era trovata molto bene con una guida locale. Mi aveva lasciato il suo contatto e, proprio grazie alla sua esperienza positiva, ho deciso di scrivergli.
È così che abbiamo conosciuto Bancomat, il nome con cui la guida si presenta ai turisti italiani.
1
Un contatto fidato
Il numero ci era stato passato dalla mia migliore amica che aveva viaggiato con lui l’anno precedente.
2
Tutto organizzato su WhatsApp
Ci siamo sentiti prima della partenza, ci ha illustrato le diverse escursioni disponibili e abbiamo scelto quelle che ci interessavano.
3
Programma già definito
Abbiamo concordato dall’Italia anche i giorni delle varie attività, quindi siamo arrivati a Watamu con le escursioni già pianificate.
IL NOSTRO PROGRAMMA
Safari
2 giorni / 1 notte
Rovine di Gede e aperitivo alle mangrovie
Visita al sito storico e aperitivo al tramonto
Malindi · Robinson Island · Marafa
Escursione di un’intera giornata
Questa soluzione ci ha dato una certa tranquillità: non siamo partiti affidandoci completamente all’improvvisazione, perché le esperienze a cui tenevamo di più erano già state definite prima di lasciare l’Italia.
Allo stesso tempo non eravamo legati alle escursioni proposte dal pacchetto del tour operator.
E alla fine alcune delle giornate organizzate direttamente con Bancomat sono diventate tra i ricordi più belli di tutto il viaggio.
Dal mare a Marafa, tutto nello stesso giorno
Una giornata partita tra palme e acqua, passata per Malindi e Robinson Island e terminata davanti al tramonto di Marafa.




Tra le escursioni che avevamo organizzato con Bancomat, una ci avrebbe tenuti fuori praticamente per tutta la giornata.
Quando avevamo concordato il programma su WhatsApp avevo letto l’elenco delle tappe — mercato del legno, Malindi, Robinson Island e Marafa — ma una lista di nomi non riesce davvero a raccontare quanto siano diversi tra loro i luoghi che avremmo visto.
Siamo partiti da Watamu e la giornata ha cominciato subito a cambiare ritmo. Prima il mercato del legno, poi Malindi e la sua spiaggia dorata, quindi di nuovo il mare per raggiungere Robinson Island, dove ci siamo fermati anche per pranzo.
È stata proprio questa varietà a piacermi: non avevamo la sensazione di passare un’intera giornata facendo la stessa escursione. Ogni volta che ripartivamo sembrava quasi di cominciarne un’altra.
Dal mare a un paesaggio completamente diverso
Nel pomeriggio siamo arrivati a Marafa, conosciuta anche come Hell’s Kitchen, e il cambiamento è stato quasi surreale.
Poche ore prima eravamo tra sabbia, palme e acqua. Adesso davanti a noi c’erano gole, pinnacoli e pareti di terra scolpite dall’erosione, con colori che diventavano sempre più intensi man mano che il sole iniziava a scendere.
È stato uno di quei momenti in cui mi sono fermata a pensare: ma davvero stamattina eravamo al mare?
Aspettando il tramonto
Abbiamo concluso la giornata proprio lì, senza fretta. Ci siamo fermati per l’aperitivo e abbiamo aspettato che il sole tramontasse sul paesaggio di Marafa.
Dopo una giornata intera di spostamenti, persone incontrate e scenari completamente diversi, non serviva davvero aggiungere altro.
Bastava stare lì e guardare.
È stata una di quelle giornate in cui il Kenya sembrava mostrarci una faccia diversa a ogni tappa.
Partire organizzati: lo rifarei?
Per questo viaggio abbiamo prenotato direttamente online con Alpitour.
Tornando indietro, sceglierei ancora il Bravo Watamu Beach, ma cambierei il modo di arrivare alla prenotazione.
Mi rivolgerei a un’agenzia di viaggio della mia zona, in modo da avere un interlocutore con cui verificare prima della conferma tutti gli aspetti che per noi erano importanti: disponibilità effettiva della camera, gestione della notte in safari, documentazione e assistenza.
Safari ed escursioni, invece, li organizzerei nuovamente in autonomia e prima della partenza.
Il perché merita però un racconto a parte.
CONTINUA IL NOSTRO VIAGGIO IN KENYA





